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Amministratore di sostegno
L’amministratore di sostegno è una relativamente nuova figura giuridica nata dalla Legge n.6 del 2004 e ancora abbastanza poco conosciuta.
Sono state create delle liste regionali in cui possono iscriversi coloro che desiderino prestare gratuitamente la loro opera a sostegno e tutela di chi si trovi in difficoltà anche temporanea.
L’articolo 2 della suddetta legge rubrica che si tratta di “misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia”.
L’articolo 410 (doveri dell’amministratore di sostegno) recita: “nello svolgimento dei suoi compiti l’amministratore di sostegno deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario”.
A volte succede che nessuno voglia assumersi la responsabilità di persone non autonome fisicamente e/o psichicamente. In questo caso, su richiesta di un Ente o una persona qualsiasi, il giudice tutelare assegna l’incarico di amministratore di sostegno a uno dei volontari iscritti nelle liste di cui sopra, incarico che può essere a termine o a tempo indeterminato.
Se l’amministratore nominato d’ufficio non ha interesse ad occuparsi della persona che gli è stata affidata, non si fa nemmeno vedere. In questo caso, cosa si può fare per difendere gli interessi del popolo dei senza voce?
Certamente ben poco in tempi rapidi: si può solo segnalare al giudice tutelare che ha effettuato la nomina la mancata presenza dell’amministratore nella vita del tutelato.
Siccome l’amministratore di sostegno dovrebbe aiutare la persona nelle scelte migliori per la sua salute, il benessere economico, le sue esigenze di vita, ci si chiede: come può farlo se non l’ha mai visto in faccia, non lo conosce proprio, non sa niente di lei/lui?
Purtroppo questo succede abbastanza spesso: perché se non c’è una conoscenza personale, un’empatia che faccia scattare la molla dell’interesse reale per chi ha bisogno, se c’è solo una scelta di facciata, il risultato può essere solo indifferente noncuranza.
Sarebbe meglio che queste persone non si iscrivessero nelle liste regionali, ma ne restassero fuori lasciando questi compiti a chi veramente volesse assumersi certe responsabilità. Insomma, abbiamo verificato che spesso l’unico amministratore di sostegno che funziona è qualcuno dei familiari o amici, qualcuno insomma che faccia parte dell’entourage della persona in difficoltà e che ne conosca il vissuto, le sue speranze, le sue reali esigenze.
Lisetta Bertossi