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Giurassic Park

Carnevale e gli uomini primitivi

Dopo un anno di intenso lavoro per sviluppare il Progetto Historia & dintorni de La Pannocchia, i ragazzi sono ormai diventati esperti su come si sia formato l’universo e su come nella preistoria i nostri progenitori siano derivati dalle scimmie.

È stato con molto piacere perciò che si sono impegnati, assieme agli operatori, a realizzare lo spettacolo carnevalesco “Giurassic Park” per i loro amici de Il Mosaico.

La sala di motricità, sgombrati gli strumenti giornalieri di lavoro quali cyclette e tapis roulant, è diventata un palcoscenico dove si sono sistemate piante dalle larghe foglie in mezzo alle quali si nascondevano i Tyrannosauro rex, una tenda coperta di pelli all’interno della quale si intravvedevano pipistrelli appesi a testa in giù e un gattone nero dagli immensi occhi gialli disteso languidamente presso il focolare.

Uno spazio antistante la tenda ospitava un focolare nel quale “bruciava” il fuoco circoscritto con sassi tondeggianti e una polla di acqua dove “nuotavano” pesci preistorici di vari tipi e coccodrilli. Sul soffitto erano stati appesi Pterodattili e pipistrelli volanti in mezzo a nastri di stelle filanti.

Gli uomini primitiviI ragazzi si sono presentati alla ribalta divisi in due gruppi, a rotazione sulla scena per non intralciarsi e saturare lo spazio, per rappresentare la vita dei primi ominidi, berciando beati come le scimmie antropomorfe di “Odissea nello spazio” e saltellando qua e là assieme agli operatori (vestiti di pelli in tema preistorico come loro): prima hanno cacciato da soli piccoli animali, poi, in gruppo collaborando con altri, animali più grandi (ad esempio un giaguaro, rigorosamente di peluche, legato a testa in giù per le zampe ad una pertica).

Il fuoco, altra scoperta significativa per l’evoluzione della specie, ha permesso all’uomo di cuocere i cibi, di riscaldarsi d’inverno, di illuminare le grotte in cui viveva, di preparare e cuocere ciotole e vasi per contenere i cibi: tutti questi elementi erano simbolicamente rappresentati e sparsi nei dintorni della tenda, frutto del lavoro dell’anno passato.

I primi uomini erano forzatamente nomadi in quanto mangiavano i prodotti locali della natura e, quando questi diminuivano vistosamente, dovevano spostarsi in altre zone. Purtroppo l’antagonismo si é presentato da subito nell’umanità: i primitivi hanno così iniziato a fare la lotta per il cibo o per il possesso di spazi migliori, battendosi con grosse clave (di polistirolo e stracci). Come divisione dei ruoli nei primi agglomerati umani, i maschi si dedicavano alla caccia e alla difesa del loro gruppo, le femmine a crescere i figli, costruire cesti e a preparare da mangiare e da vestire.

Altro momento di crescita sociale nella lotta degli “ominidi” è stato rispettare i propri morti: a dimostrazione di ciò, il compagno abbattuto dal rivale e caduto per terra “morto” è stato coperto di pietre (dopo che Ulisse ha gridato: - Chiamate Fabello!), ornato con collane, piume e pelli; evoluzione da animali a razza umana.

Quando l’uomo nostro antenato è riuscito a saziare la fame, si è scoperto artista e ha rappresentato con pitture rupestri scene di caccia e animali: queste sono state copiate dai ragazzi sui loro quaderni, a conclusione del corso presso il laboratorio di Sammardenchia, e esposte alla vista degli ospiti. Il linguaggio è stato senz’altro un grosso passo avanti per la comunicazione: il primo reportage degli avvenimenti sarà stato il racconto dell’anziano del gruppo che narrava ai giovani i fatti a cui aveva assistito nella sua vita.

E così ha dato inizio alla storia.

Lisetta Bertossi